Runner, di Nicola Barnaba, il piacere del noir d’azione

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Runner

Runner è un action movie tutto nero che Nicola Barnaba ha immerso in un folgorante piano sequenza senza alcuna ellissi

Runner non è solo un film d’azione, ma anche un tributo sentito a un’icona del genere: John McClane, il leggendario protagonista di Die Hard. Questo omaggio riconosce il suo impatto indelebile nel panorama cinematografico e la sua ispirazione duratura per generazioni di spettatori e aspiranti registi” – afferma il regista Nicola Barnaba.

Da qui possiamo intuire la qualità dell’immaginario in cui è immerso lo spettatore dall’inizio alla fine. Ma Barnaba ha un occhio particolare proprio per il gioco del set e le sue scatole cinesi. Inoltre l’azione si svolge senza pause.

All’inizio lo spettatore si aspetta una sorta di intro ad un normale film d’azione ed invece scopre con i minuti che passano che la corsa non tanto metaforica del titolo (“runner”) è anche una corsa dello stesso spettatore che deve assimilare, elaborare, tutto ciò che vede, come se dovesse dare un senso ed un significato specifico.

D’altra parte l’eroina interpretata da Matilde Gioli, ottima emula delle icone come Sigourney Weaver in quel di Alien, mostra di non perdere tanto tempo a calarsi nei panni della vittima di una “caccia alla donna” spietata e crudele e che nel suo percorso mette in fila un colpo di scena dopo l’altro.

Innanzi tutto la complicità femminile rispetto al maschio hunter, cacciatore, che è una delle principali allegorie del film e finisce per immergere l’immaginario in una specie di profondo abisso, grazie alla scelta di una location, un gigantesco albergo che potrebbe essere simile per le sue caratteristiche di labirinto a qualsiasi casa degli orrori o al ben noto Overlook Hotel kubrickiano.

Mentre Bosco, l’agente corrotto interpretato da Francesco Montanari, fa riferimento alla violenta parte maschile, ma soprattutto alle deviazioni ormai onnipresenti nei corpi di Polizia, laddove solo pochi possono gloriarsi di onestà e schiena dritta.

Runner è davvero un gioiellino che neanche vuole farsi prendere sul serio più di tanto per i suoi sottili riferimenti (quello per esempio delle telefonate commerciali… ), preferendo la dimensione di gioco intelligente, ma soprattutto aprendo il più possibile le porte a un linguaggio lontano da stereotipi: in questo senso la scelta di ambientare la narrazione in sincronia con il tempo cinematografico è di sicuro la scelta sorprendente e vincente.

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