The feeling that the time for doing something has passed, di Joanna Arnow… l’urbanistica senza possibilità di emozione

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The Feeling That the Time for Doing Something Has Passed

Joanna Arnow con il suo primo lungometraggio The feeling that the time for doing something has passed riflette su esistenze urbane anestetizzate dal sesso meno consueto. Presentato a Sguardi Altrove

Per descrivere il mondo contemporaneo urbano, e specialmente di una grande metropoli, New York, Arnow ha scelto un minimalismo basato sull’ironia, con inquadrature molto statiche.

Questo immobilismo dei personaggi si traduce in automatico in un sentimento di vuoto passionale.

Del resto quando la vediamo come attrice protagonista praticare il pompino a uno dei personaggi più “carini”, un ragazzo finalmente suo coetaneo, il tutto sembra meccanicamente senza emozione, almeno per lei…

Così questa Ann appare una donna che come minimo guarda le cose con totale distacco e perfino le varie pratiche sado maso, il teatrino del padrone con lo schiavo sembra una parodia della preferenza sessuale, grottesco quanto basta, ma perché privo di passione, lontano dal sudore, dai liquidi del sesso più spontaneo e diretto…

Del resto questa percezione di freddezza si allarga ai vari ambienti, cosicché sono ancora di più gli interni, una stanza da letto, una cucina, una sala da pranzo ad apparire come qualcosa di misero.

E nella scena famigliare tutto ciò trova una plateale conferma, quando ogni possibilità di discorso, di scambio affettivo è preclusa.

Nell’ambito di un festival come Sguardi Altrove dal 14 al 25 marzo a Milano, sembra una scelta più che opportuna, dal momento che, pur essendo passato in molti festival importanti, da Cannes, dove è stato anche premiato a Toronto, qui in Italia tra tanti film con autori o protagoniste donne regala un’altra prospettiva interessante delle nuove generazioni.

La sensazione è che il genre femminile e soprattutto in questo caso la Arnow sia in grado di guardare con occhi smaliziati la realtà, di farne parte anche quasi suo malgrado, di subirla, ma anche di accettarla come donna e di sviluppare anche degli anticorpi, soprattutto per quanto riguarda la dimensione lavorativa, forse quella più dolente che appare nel film.

Difficile immaginare che dalle nostre parti ci possa essere uno sguardo femminile così estremo, laddove anche si mette in gioco in prima persona interpretando spesso letteralmente a nudo la protagonista del film.

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