Essi vivono di John Carpenter. Riflessioni varie sul film predittivo del presente?
“Essi vivono” in 35mm scan grindhouse, per una vera e particolare sensazione cinematografica
Come molti altri che a volte si sono forse immersi eccessivamente nella visione complottista di personaggi come David Icke, ciò che invece colpisce di più oggi nel 2026, rivedendolo in un 35mm grindhouse scan che ovviamente preserva il Panaglide originale super panoramico di Gary B. Kibbe, Ray A. Stella, e dall’ultima volta con il BD Studio Canal U.K. nel nuovo master 4K 2018, è che ti rendi ogni volta di più conto quanto poco lo avevi capito, la prima volta che lo vedesti al cinema Adriano, nell’aprile 1989.

“Essi Vivono” è il film che preserva e rappresentava il massimo, perfetto accompagnamento cinematografico a una visione alternativa del mondo. È addirittura un film che sembra fatto apposta per l’era di internet e, nonostante mostri i segni del tempo per quanto riguarda gli effetti speciali di Jim Danforth a passo uno come nel piccolo disco volante “drone spia”, comunque splendidi nella loro artigianalità pre-digitale, può ancora sorprendere pensando poi che è stato realizzato nel 1988.
Certo, l’idea di governanti segreti e oscuri del mondo, che si tratti di organizzazioni reali e comprovabili come gli Illuminati, il Gruppo Bilderberg o la Commissione Trilaterale, esisteva già molto prima che il World Wide Web diventasse parte integrante delle nostre vite, e dello stesso romanzo da cui è tratto il film, un affascinante rovesciamento nell’anno cruciale americano 1963, dei presupposti della fantascienza anni ’50, e la possibile dimensione extraterrestre nella narrazione dei “Governanti occulti del mondo” era già stata esplorata dalla cultura popolare, in particolare in quel periodo nella serie televisiva americana di successo “V-Visitors”, realizzata guarda caso proprio nel 1983, che potrebbe benissimo aver influenzato direttamente Carpenter. Ma queste erano idee molto più di nicchia di quanto non lo siano oggi, e perlomeno non di dominio pubblico. L’idea che qualcuno come Icke, la cui trasformazione da calciatore professionista a presentatore sportivo, a portavoce del Partito dei Verdi e a guru internazionale non era ad esempio ancora iniziata quando fu girato “They Live”, potesse riempire stadi come Wembley con quella che è essenzialmente una presentazione in PowerPoint basata sui suoi stessi libri, sarebbe sembrata più che bizzarra.

È interessante notare che, insieme alla trilogia Lgbt di “Matrix” , “Essi Vivono” è uno dei film che Icke cita come “prova” della veridicità della sua affermazione secondo cui viviamo in una realtà falsa deliberatamente costruita, giustificando il suo utilizzo di opere di finzione cinematografica con la motivazione che alcune persone in posizioni di potere, anche a Hollywood, “sanno delle cose”, cose che sono disposte, o forse “autorizzate”, a condividere con il resto di noi in forma codificata. In “They Live”, sono i mitici occhiali da sole speciali a permettere all’umanità di vedere oltre la facciata artificiale della realtà, fino alla sua vera essenza. “Investigatori” come Icke, Alex Jones, James Corbett e una lista sempre più lunga di molti altri si sono posti l’obiettivo di diventare, in sostanza, gli occhiali da sole dell’umanità. Sia John Carpenter che David Icke, e ora a quanto pare chiunque suggerisca che non tutto sia necessariamente come sembra, sono stati costretti a difendersi dalle accuse secondo cui il loro lavoro non sarebbe altro che l’antica cospirazione ebraica mondiale, come raffigurato nei Protocolli dei Savi di Sion nella Russia zarista, riproposto in chiave moderna. Carpenter è stato talmente colpito da tali accuse da respingerle esplicitamente in un tweet, che però io personalmente non approvo e che mi ha sdubbiato alquanto: “They Live” parla di yuppie e capitalismo sfrenato. Non ha nulla a che vedere con il dominio ebraico sul mondo, che è una calunnia e una menzogna.” Carpenter ha chiarito però che la sua principale fonte di ispirazione è stato l’eccessivo consumismo degli anni ’80, scaturito dalla politica economica reaganiana negli Stati Uniti (e dovremmo menzionare anche la sua controparte britannica, il thatcherismo, come oggi il trumpismo e il “melonismo”, sempre che sia “degno” di avere un suo “ismo” ): “La premessa del film è che la ‘’ Rivoluzione reaganiana’’ fosse guidata da alieni provenienti da un’altra galassia. Imprenditori liberi dallo spazio hanno preso il controllo del mondo e stanno sfruttando la Terra come se fosse un pianeta del terzo mondo. Non appena avranno esaurito tutte le nostre risorse, si sposteranno su un altro pianeta. Utilizzando primariamente la TV. E ora internet, in cui ti rendi subito conto che tutto ciò che vediamo è progettato per venderci qualcosa.

L’obiettivo è che compriamo qualcosa. L’unica cosa che vogliono è prendersi i nostri soldi. Gli occhiali da sole sono lo strumento “schermizzatore” che dissolve gli schermi veri per vedere la verità, che “è vista in bianco e nero”, come appunto in un film di fantascienza degli anni ’50. È come se gli alieni ci avessero quindi colorato il mondo scintillante e sfavillante dei consumi, delle merci, dei corpi in vendita e in smisurata, continua edonistica offerta, sopra di una vera realtà invece solo livida e grigia. Vogliono impossessarsi di tutte le nostre attività.
Carpenter:” Un dirigente della Universal mi disse una volta: ‘Dov’è la minaccia in questo? Vendiamo tutti qualcosa ogni giorno.’’ Alla fine ho usato questa frase nel film.” Gli alieni sono stati volutamente resi simili a dei ghoul da Roy Arbogast. Queste creature che si stanno corrompendo, quindi sono esse stesse una corruzione degli esseri umani.” Il film stesso era basato su un racconto (molto) breve del 1963 intitolato “Eight ‘o Clock in the morning” di Ray Nelson, che fu adattato in una storia a fumetti altrettanto e tematicamente quasi identica intitolata “Nada”, da Billy Wray nel 1986. Fu proprio in questo formato a fumetti che da appassionato, Carpenter si imbatté per la prima volta nella storia. A parte la lunghezza, ci sono due differenze principali tra la versione originale della storia e il film vero e proprio. 1) In quest’ultima, il personaggio centrale George (e non Roddy “John” Piper) Nada non ha un vero e proprio passato e non si abbandona a una violenza piuttosto gratuita (nella versione a fumetti) a sfondo sessuale nei confronti della sua ragazza nel tentativo di “risvegliarla”;
2) Il meccanismo centrale per il risveglio umano nelle versioni testuale/a fumetti è uno spettacolo di ipnosi piuttosto che degli occhiali da sole speciali. L’idea del film come per la trovata del Soylent Green di “2022:I Sopravvissuti” da Richard Fleischer, rispetto al romanzo originale di Harry Harrison, è molto migliore. La trama principale è piuttosto semplice. Nada è un vagabondo in cerca di lavoro che finisce in un cantiere edile, servito per un posto ove dormire e pasti caldi da una baraccopoli che offre alloggi di fortuna agli operai.

Qui, prima attraverso brevi e illuminanti interruzioni dei programmi televisivi dai vari canali programmati, e poi attraverso il ritrovamento degli occhiali da sole, Nada viene coinvolto in un violento movimento di resistenza contro i segreti governanti alieni del pianeta, governanti che, come indicato da Carpenter, lo stanno saccheggiando delle risorse per il proprio tornaconto. Gli alieni mantengono il controllo attraverso una collaborazione aperta con alcune frange dell’umanità, in particolare con il mondo delle corporazioni, che sono consapevoli della natura della loro occupazione planetaria ma la accettano apertamente per i profitti che ne derivano, oppure per necessità; e attraverso l’uso di un meccanismo di blocco “mimetico” che impedisce all’umanità di vedere sia gli alieni, sia la vera natura della realtà così come sono realmente. Una volta scoperti e impossessatosi degli occhiali da sole, Nada riesce a vedere oltre l’apparente aspetto umano degli alieni. Nel racconto originale, gli alieni sono descritti come rettiliani, quindi molto più simili alle lucertole mutaforma extraterrestri di Icke ma anche dei citati “Visitors”, che alle macabre apparizioni della visione cinematografica di Carpenter, con i loro volti che ricordano teschi umani moderatamente decomposti. Il fulcro del film, e l’aspetto che più ha catturato l’immaginazione del pubblico negli anni successivi alla sua uscita, sono i messaggi subliminali nascosti nel tessuto della realtà apparente, messaggi che diventano visibili una volta indossati gli occhiali da sole.

Ecco alcuni esempi di questi messaggi subliminali: Obbedire; Nessun pensiero indipendente; Consumare; Guardare la TV; Sottomettersi; Comprare; Rimanere addormentati; Non mettere in discussione l’autorità; (accanto all’immagine di una banconota da un dollaro) Questo è il tuo Dio. Nessuna immaginazione; Sposarsi e riprodursi. (Nonostante abbia rivisto attentamente il film in 35mm e in preparazione di questa recensione, non sono riuscito a trovare il mio messaggio subliminale preferito, menzionato in una recente discussione sul film in un libro: praticamente tradotto dall’inglese: “Onorare l’apatia”.) L’ultimo slogan citato, “Sposarsi e riprodursi”, è forse di particolare interesse per gli studiosi delle tendenze sociali moderne. Esso si rifà alla visione marxista classica secondo cui la famiglia è un’unità essenziale del sistema capitalistico, un mezzo stabile per continuare a produrre e socializzare i lavoratori di domani, un flusso costante del quale è necessario per la continua produzione di plusvalore, il profitto che permette alla classe capitalista di mantenere il proprio potere economico e politico.
Questa analisi della famiglia sarebbe stata dominante negli ambienti di sinistra anche nel 1988.
Tuttavia, si potrebbe oggi sostenere che questo sia l’unico slogan subliminale che appare fuori luogo. Sembrerebbe che i nostri governanti considerino ormai la famiglia sacrificabile, come un’altra istituzione (insieme allo Stato-nazione, la cui natura obsoleta è esplicitamente menzionata nel film) da “decostruire” e infine eliminare in quanto ostacolo alla definitiva e totale atomizzazione del genere umano.
Dopotutto, abbiamo già assistito alla svalutazione dell’importanza del matrimonio, al punto che soprattutto in America, Gran Bretagna e in molte altre parti del mondo occidentale “avanzato”, i figli nati all’interno del matrimonio sono ormai una minoranza; e ora abbiamo la crescente adesione delle aziende all’ideologia “woke”, che sembra raggiungere il suo apice nella negazione della realtà stessa del sesso biologico. Forse in un remake moderno di “Essi Vivono” , “Sposati e riproduciti” potrebbe essere sostituito semplicemente da “Riproduciti”, insieme a slogan apparentemente innocui relativi all’infinito numero e varietà di generi e orientamenti sessuali? Forse “Sei libero di essere ciò che vuoi essere” è il messaggio subliminale definitivo, la Grande Menzogna per eccellenza attraverso cui chi detiene il potere mantiene il proprio potere? Solo un’idea. (Come ulteriore riflessione, anche il concetto di “riprodurre” potrebbe non essere più valido.
Forse la crescente automazione della Quarta Rivoluzione Industriale, con il conseguente sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, renderà superflua persino la produzione di ulteriori lavoratori per le esigenze dell’élite. Una volta che Nada scopre la vera natura delle cose attraverso gli occhiali da sole, il film si sviluppa come un thriller d’azione violento e senza fronzoli, girato divinamente e pieno di citazioni visive e di inquadrature, situazioni e ambientazioni carpenteriane dello stesso “Distretto 13:Le Brigate della morte”. E in effetti, molti avranno sicuramente apprezzato il film proprio a questo livello, senza bisogno di alcuna conoscenza pregressa di marxismo o di teorie del complotto/informazioni alternative. Naturalmente non c’è niente di male in questo, anche se a questo livello il film forse manca di profondità, una certa “naivitè” radicale anche questa molto “tipicamente” carpenteriana.
Il salto dalla scoperta degli occhiali da parte di Nada al suo coinvolgimento in violenti scontri a fuoco con gli alieni sembra piuttosto improvviso, e non si percepisce alcun conflitto interiore nel personaggio riguardo all’uso della violenza, così come non sembra esserci alcun dibattito all’interno del movimento di resistenza stesso sull’esistenza di altre modalità di lotta degne di considerazione. A rischio di svelare troppo del finale, ho trovato piuttosto semplicistica l’idea che una specie extraterrestre presumibilmente avanzata si affidi a un unico mezzo per tenere la razza umana in schiavitù, anche nel 1988. Non sarebbe più probabile che, se questa specie fosse in grado di trasmettere un segnale che celi efficacemente sia la propria esistenza sia il motivo della propria presenza sulla Terra agli occhi degli umani, avrebbe a disposizione mezzi più diffusi ed efficaci per difendere la trasmissione continua di questo segnale, e altrettanto probabile che possedesse armi avanzate che le permetterebbero di continuare a dominare, anche se gli umani dovessero venire a conoscenza della loro esistenza, ma anche questo tono un po’ naif è molto carpenteriano e già presente in parte nell’altro capolavoro distopico-autoritario “1997: Fuga da New York”.

Forse, guardando il film da una prospettiva più o meno marxista, tutto ciò si inserisce perfettamente nell’illusione riformista secondo cui, affinché l’umanità diventi libera, è sufficiente che un numero sufficiente di persone prenda coscienza della natura del proprio sfruttamento, senza la necessità di una lotta continua contro le strutture e i modelli di pensiero che lo hanno generato?
L’iconica scena di combattimento tra Nada e il suo nuovo amico/collega di lavoro edile Frank/Keith David è comicamente lunga, quasi certamente di proposito, e potrebbe aver influenzato direttamente le battaglie sempre più lunghe e complesse di molto cinema americano moderno.
La lite scoppia a causa della riluttanza di Frank a indossare gli occhiali da sole e a vedere con i propri occhi ciò che Nada insiste gli permetterà di vedere. Non viene mai chiarito del tutto il motivo di questa riluttanza, che Frank/Keith David non vuole nemmeno provare, ma io l’ho interpretata semplicemente come un’analogia di tutti coloro, forse sempre la maggioranza della società in un dato momento, che, nonostante la consapevolezza istintiva che non tutto è come sembra e forse non tutto è come potrebbe essere, scelgono il cinismo, l’apatia e una finta ignoranza, piuttosto che avere il coraggio di aprire davvero gli occhi e quindi essere costretti ad affrontare la lotta che la visione che ne deriverebbe comporterebbe. In questo senso, la lite è un’analogia efficace, sebbene un po’ indebolita dalla sua natura comica e dalla sua lunghezza. Questa sarebbe la mia principale critica al film nel suo complesso.
L’elemento del messaggio subliminale suggerisce un film molto più profondo e oscuro di quello che “Essi vivono” alla fine si rivela. In definitiva, per quanto io ami il lavoro di John Carpenter in generale, e per quanto ami questo film così com’è, non sono sicuro che alla fine abbia mai davvero deciso cosa volesse fare con il materiale di partenza. O forse è semplicemente vero che, così com’era, il materiale di partenza era insufficiente in termini di lunghezza e profondità per permettere a “Essi vivono” di diventare ancora il capolavoro assoluto di film che avrebbe potuto essere, ma che però lo stesso sfiora? O forse, ancora più semplicemente, il film è stato realizzato troppo presto.
All’epoca della sua uscita ricevette recensioni generalmente favorevoli e ottenne un discreto successo al botteghino, spazzando in tanti che si aspettavano qualcosa di molto più banale e diverso, non capendolo e comprendendolo. Ma, per tornare al punto di partenza, è stato girato prima che l’idea di governanti segreti del mondo uscisse dall’essere appannaggio di pochi eccentrici, per diventare un’opinione diffusa tra la maggior parte della popolazione. Qualsiasi individuo ragionevolmente intelligente e curioso con una connessione internet, oggi, almeno nel mondo occidentale, è consapevole dell’esistenza di forze all’opera nel mondo che superano di gran lunga in potenza quelle dei nostri leader politici ufficiali, sebbene possano non essere d’accordo su chi (o cosa) siano questi oscuri detentori del potere occulto.
Un numero sempre maggiore di persone si sta rendendo conto che l’espressione “teorico della cospirazione” non descrive più (se mai lo ha fatto) una particolare mentalità (una mentalità ben descritta in un romanzo giovanile e poco conosciuto di Philip K. Dick intitolato “Confessioni di un’artista di merda”(The Crap Artist) , scritto originariamente nel 1959, pubblicato solamente nel 1976), ma è diventata piuttosto un’etichetta generica per soffocare il dibattito ed escludere dal discorso pubblico chiunque abbia un’opinione forse un po’ troppo vicina alla verità. Visto dalla prospettiva del 2026, “They Live” , pur con alcune ingenuità e le sue incongruenze “naif”, come opera d’arte, è un film molto più preveggente e importante di quanto non avrebbe mai potuto essere nel 1988. Molto interessante il personaggio femminile qui non certo come la Laurie Zimmer/Leigh di “Distretto 13”, ma totalmente Infida, infiltrata e traditrice redattrice televisiva, impersonata dalla grande Meg Foster.
