La quercia e i suoi abitanti, di Laurent Charbonnier e Michel Seydoux: la rivoluzione dello sguardo sulla Natura

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La quercia e i suoi abitanti

Il documentario La quercia e i suoi abitanti di Laurent Charbonnier e Michel Seydoux, per la sua importanza cinematografica e spirituale, inizia la sua missione più urgente per sollevare dalla decadenza l’umanità stordita

Già nelle note di produzione del film, Barthélémy Fougea afferma: “Oggi non osserviamo più gli esseri viventi senza un fine ambientale, senza una consapevolezza ambigua della loro fragilità e della loro incredibile capacità di adattamento. Di fatto, neanche la loro rappresentazione cinematografica lo fa. Allo stesso tempo, negli ultimi anni la nostra visione della natura si è allargata fino a comprendere un nuovo universo, quello del mondo vegetale e, più in particolare, quello degli alberi. Come una nuova frontiera, un nuovo paradigma del mondo non umano, siamo diventati consapevoli dell’immensa ricchezza dell’universo di questa grande pianta. Da questa consapevolezza sono nati film documentari sulle piante. Tuttavia, fino a ora, nessuno di essi aveva guardato l’albero attraverso gli occhi dei suoi abitanti. È proprio questo che rende il progetto di LA QUERCIA così singolare e così adatto a una narrazione cinematografica. Possiamo sentire dall’interno le tensioni, le gioie e le relazioni che la Quercia contribuisce a sviluppare”.

Ecco che da queste poche precisazioni comprendiamo quale sia la portata della missione di questo film…

Alla fine del comunicato stampa si annuncia il progetto Kit didattico che di sicuro è la parte più importante. E naturalmente l’obiettivo fondamentale è quello di coltivare nelle nuove generazioni quella sensibilità di cui parla Fougea: se sappiamo guardare con sensibilità, anche la nostra consapevolezza può crescere.

Così un documentario naturale cessa una volta per tutte di essere un racconto con la voce over, quanto di più stupido ci è toccato in tutti questi anni di “programmazione” televisiva alla Piero Angela, dove la narrazione andava sempre verso un obiettivo, quello di sminuire i regni vegetali e animali, laddove venivano osservati sempre con quel cipiglio idiota che sottintendeva la “superiorità” umana…

Invece, in La quercia, siamo noi osservatori che facciamo un passo indietro per registrare il semplice stupore di fronte alla perfezione e magnificenza della Natura, una natura che non contempla mai l’essere umano, in quanto disconnesso sia dal regno vegetale che animale… quindi ben venga l’assenza di ogni segno umano… Ogni creatura che vediamo nel documentario è profondamente legata ad altre creature e al regno vegetale come in questo caso la quercia che fa da centro maestoso, punto dal quale sembrano venir fuori tutti i cicli naturali filmati benissimo dalla coppia di registi.

Ogni essere vivente è osservato nella sua unicità e bellezza, cosicché alcuni sono leggermente più protagonisti di altri, come lo scoiattolo o la ghiandaia e il balanino, il piccolo insetto che vive appena due settimane, prima di immergersi sotto terra, dove vediamo accendersi come lampi di cellule nervose, le radici del grande albero.

Anche la musica di Cyrille Aufort ha l’obiettivo di non intrattenere un pubblico addormentato, ma di sostenere i ritmi visivi e contrappuntarli, senza mai aggiungere qualcosa di prevedibile e scontato.

Spero dunque che questo film riesca a far cadere quel muro di insensibilità che da qualche parte qualcuno ha interesse a erigere, mentre basta poco per vedere davanti ai nostri occhi la bellezza infinita della Natura.

new cinema andrea caramanna

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