Disclosure Day di Steven Spielberg. Incontri ravvicinati del terzo tipo numero 2 con gli stessi alieni
Disclosure Day
Sin da ET e Incontri ravvicinati del terzo tipo, Spielberg racconta l’ennesimo immaginario alieno, laddove l’intelligence alla fine si arrende alla Storia…
Non è cambiato granché da ET e Incontri ravvicinati del terzo tipo. In fondo ci troviamo nello stesso immaginario di extraterrestri che coincidono con la raffigurazione prevalente dei cosiddetti “grigi”…
Chi si occupa di ufologia da molti anni sa che le cose sono un po’ più complesse: per questo ho allegato un video che parla di 4 cosiddette tipologie di alieni, ognuna delle quali corrispondente a una funzione specifica. Invito a seguire questa eccezionale ricercatrice nel suo canale per comprendere come si muove la macchina della narrazione aliena.
Il fenomeno dell’immaginario extraterrestre si complica, non solo per il versante segretezza, gestito da decine di anni dalle Intelligence, ma anche di una tesi che li vede quasi unicamente come strumenti per raggiungere gli obiettivi di un governo mondiale.
In questo caso una delle tappe indicate dagli studiosi sarebbe il Blue Beam, ovvero l’arrivo o se vogliamo anche la rivelazione degli alieni per cambiare le carte in tavola sulla terra… e preparare l’avvento del New World Order, in sostanza un governo mondiale totalitario.
Certo che Disclosure Day sceglie questa via sottolineando peraltro la situazione di conflitto e divisione globale tra i popoli. Suggerendo di fatto che infine l’alieno mette in stand by il corso della Storia umana; e proprio con quell’epilogo che invita al nuovo ascolto…
Sul versante cinematografico Spielberg non fa alcun passo avanti, limitandosi a un prodotto medio, che riesce a intrattenere lo spettatore per più di 2 ore. Ma senza mai colpi d’ala che ci possano far gridare a un film sopra la media…
Spielberg poi ha scelto la solita chiave melensa del fanciullino, del ricordo, del ritorno a casa, tema a lui caro, ma quando questo ritorno coincide in maniera inquietante con il fenomeno delle abductions, dei rapimenti alieni in cui sono compiuti vari esperimenti sugli umani… Non è roba da poco, visto che uno dei principali argomenti degli studi su alieni è proprio quello che riguarda come essi parassitano l’umano. Strumenti e pratiche che oggi coincidono pure con la avanzata tecnologia.
Nel film capiamo cosa possa essere realmente uno smartphone e il fenomeno della totale invasione del corpo umano ha dei punti di relazione con tutti i fenomeni di possessioni diaboliche.
Non è un caso che proprio in queste scene Spielberg adotti i riferimenti alla fede cristiana, con lo stesso personaggio della suora e con la catenina crocifisso impugnata che dovrebbe difendere dagli attacchi come se fossimo in un racconto di possessione demoniaca.
Spielberg non rinuncia neanche all’action, laddove una sequenza prevale sulle altre in cui i protagonisti investono un treno con la loro auto e poi saltano sul tetto con le solite acrobazie estreme del genere di azione.
Tutta roba stravista, tanto che rimane davvero poco di questo film che poteva e forse doveva spingere un po’ di più sugli immaginari… Invece, la sensazione è che li abbia fortemente limitati e contenuti.
Anche quelli che riguardano lo sfruttamento e il maltrattamento dei presunti alieni (a cominciare dal noto incidente Roswell). Elementi di una narrazione che continua da tanti anni e che qui serve solo a puntellare una sceneggiatura (di David Koepp) che si basa del tutto su elementi già circolati e circolanti da anni in film, serie tv e tanti, ma tanti altri video di studiosi del fenomeno alieno.
Nulla da aggiungere sugli interpreti, tra cui certamente svetta Emily Blunt per il fatto che il suo personaggio richiedeva una complessità maggiore, e gli altri un poco troppo schiacciati dai ruoli che li vedono appartenenti ai buoni o cattivi senza tante sfumature.
