Start Up a War. Psicologia di un conflitto di Sara Reginella

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Con Start Up a War. Psicologia di un conflitto Sara Reginella rompe la parete della propaganda in maniera sconcertante… Sconcertante perché il quadro è chiarissimo… la “verità”, parola pesantissima forse non dovrebbe esser utilizzata… Ci si aspetta sempre Tizio o Caio che arrivano a “ricordare” che la verità non ce l’ha nessuno…

A proposito di “ricordare”, laddove c’è dentro la parola “cor”, vale a dire cuore, e ci vuole tutto il coraggio di Sara per presentarsi in TV dopo che in Start Up ha citato Edward Louis Bernays…
Siamo oltre, purtroppo, e non basta più né il suo documentario, né ogni tipo di discussione, di fronte al fatto che una parte dell’umanità ha scelto un percorso e lo seguirà fino in fondo… O chissà.. Un miracolo!

Tra articoli, interviste, commenti, recensioni… Eppure siamo qui a chiederci cosa possa mancare a un documentario come quello di Sara Reginella per tentare di mettere le cose a posto, portare una speranza di pace, ma soprattutto aprire i cuori all’ascolto, quell’ascolto che è proprio richiamato alla fine del documentario come necessario per risolvere un conflitto. Laddove c’è una parte dell’umanità che preferisce, anche nei casi in cui sarebbe necessario il massimo impegno, cedere alle facilitazioni e alle narrative semplificate offerte dalla propaganda che non fanno altro che protrarre all’infinito l’errore di comprensione dei vari fatti.

Si potrebbe dire che le sommosse in Ucraina non siano state manovrate, ma i leader occidentali intorno all’evento, come fanno a non insospettire l’opinione pubblica anche quella più distratta… Ma il sospetto o il semplice dubbio è qualcosa che è stato completamente messo da parte negli ultimi 2/3 anni…

Start Up a War. Psicologia di un conflitto è uno di quei documentari perfetti soprattutto nella seconda parte, quando Reginella gira tra le persone colpite dai bombardamenti… tra le rovine degli edifici, tra le varie vittime che sono lì ormai da molti anni nel Donbass colpito da una guerra nel silenzio totale per tutti questi anni…

E adesso di fronte al “nuovo” conflitto ci si rende anche conto di quanto sia servita “La guerra fantasma”, titolo peraltro del volume pubblicato da Reginella…

Nella lotta dell’informazione, quanto è importante nascondere le cose? E capita anche a chi si occupa di prodotti audiovisivi, intontito da migliaia di prodotti inutili, che servono appunto a nascondere l’opera importante che può fare chiarezza sulle vicende storiche contemporanee… Una raffinata censura, che opera su tantissimi livelli e contro la quale ormai lotta il 100% delle persone che tentano di opporsi alla narrazione ufficiale… Lo abbiamo imparato, già da molti anni, facciamo fatica ad andare avanti, come Sara nel salotto televisivo che la vede nettamente perdente, perché alla fine quel pubblico penserà sempre che la voce di Sara è “solo” quella di una che ha girato un film e scritto un libro sull’argomento, ma per quei media è subito ridotta a difendersi dagli attacchi di chi forse non sa neanche dove si trova il Donbass…

E qui occorre diffondere e sostenere il lavoro dei puri come Sara Reginella che non si autocensurano pur di avere una vetrina, fanno il loro lavoro secondo l’etica della persona onesta che vuole semplicemente dire le cose come stanno e che non ci sta a subire senza reagire il diktat del pensiero unico.
Di seguito il link al suo canale Youtube
https://www.youtube.com/@SaraReginellaVideoProjects

 

 

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