Eddington di Ari Aster. Uno dopo l’altro i folli dati reali trasformati in cinema. Operazione di gatekeeping? O semplice elaborazione di un autore? [Spoiler]

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Eddington di Ari Aster. Uno dopo l’altro i folli dati reali trasformati in cinema. Operazione di gatekeeping? O semplice elaborazione di un autore? [Spoiler]
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Eddington di Ari Aster è il film mainstream più controverso ed ambiguo degli ultimi tempi. Mette in scena senza veli per la prima volta tutte le derive totalitarie della società occidentale

Cosa è successo al cinema mainstream se alla fine introduce nel proprio sguardo le verità non cancellabili di un periodo buio di totalitarismo, quello che si è svolto con un apice nel periodo della falsemia (o pandemia inventata, se non avete mai sentito i vari termini coniati per indicare una delle bufale più grandi del secolo)?

Ari Aster sembra proprio partire dai dati di fatto, per questo il suo ultimo film è senz’altro importante. Scomodo da digerire perché nonostante con il personaggio di Joe Cross (Joaquin Phoenix) trovi rifugio nella rasserenante paranoia di una parte della popolazione (la stessa “paranoia” di tanti decenni fa, l’etichetta affibbiata ad alcuni film inquietanti di John Frankenheimer, come The Manchurian Candidate, ma dietro c’erano note operazioni della CIA come MKUltra e dopo Monarch), alcune scene descrivono invece con “audace” corrispondenza quello che semplici persone hanno gridato allora e continuano a urlare: scenari da 1984 di George Orwell e neanche con esagerazioni!

Ma andiamo con ordine. Vediamo di estrapolare tutti questi materiali ripercorrendo alcune scene del film.

Le prime due più importanti della prima parte sono sicuramente quella in cui lo sceriffo è affiancato da un’altra pattuglia. I due colleghi lo invitano a indossare la mascherina, nonostante il nostro sceriffo sia solo e per giunta con problemi di asma… Abbiamo già risvegliato un ricordo? Tipo quei tizi che andavano in giro da soli dentro l’auto indossando il bavaglio?

In pratica lo sceriffo ha sconfinato nella contea vicina e i suoi colleghi incrociandolo lo invitano a indossare la mascherina in quanto la legge della contea obbliga tutti a indossarla…

Questa scena che può apparire “innocua” a chi si ostina a non vedere al di là del proprio naso, descrive la follia totale di una regola che è stata introdotta probabilmente per altri scopi, alcuni hanno sostenuto una delle varie sperimentazioni dell’ingegneria sociale spinta al limite in quel periodo.

In effetti, gli artefici dell’esperimento sono riusciti a far indossare una mascherina praticamente ovunque, anche a quelli che giravano da soli in auto, situazione alla quale questa breve sequenza fa riferimento. Da notare che sono le forze dell’ordine a imporre con la forza la misura e per giunta anche ad un loro collega. Infatti, la scena si chiude con lo sceriffo che indosserà la mascherina resosi conto del fatto che non può elaborare alcuna argomentazione con i colleghi, tanto che uno dei due, minaccioso di fronte alla resistenza di Joe, sta per scendere dall’auto…

Quindi Aster, che è anche autore dello script, ha inserito questa scena all’inizio proprio per prepararci a scendere, in maniera un po’ simbolica, nella tana del bianconiglio. Siamo dalla parte di chi subisce la manipolazione: quanto può questo processo spingersi fino in fondo? Beh, senz’altro in questo caso trattasi di una situazione abbastanza estrema.

Non a caso questa scena è rafforzata da quella seguente del supermercato.

Ma prima, breve digressione su un altro punto fermo: le politiche green spinte da personaggi quali Bill Gates

La costruzione di un data center che è fatta risalire alla immagine di Bill Gates, non è certo roba da complotti. C’è una ferma posizione popolare che non vuole alcun data center che, come dice un cartello inquadrato proprio dopo la succitata sequenza, “beve la nostra acqua ed esaurisce la nostre risorse”. Chiaro in questo caso che si faccia riferimento a tutte le opere cosiddette green che promettono illusioni, di risolvere fabbisogni energetici, tanto che nel finale vedremo tante pale eoliche, icone ricorrenti di tutte le politiche falso green…

Nella prima parte entra subito in scena il riferimento a quelle che sono etichettate come teorie della cospirazione… La gematria ebraica, studio numerologico delle parole, l’affondamento del Titanic avvenuto per creare la Federal Reserve, e poi arriviamo a quelle che riguardano la “pandemia covid”. La madre di Louise, Dawn (Deirdre O’Connell) fa diretto riferimento a Event 201.

Ecco dal sito della John Hopkins Center for Health Security la descrizione del famigerato incontro, se qualcuno non ne avesse mai sentito parlare:
Il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e la Bill and Melinda Gates Foundation, ha ospitato l’Event 201, un’esercitazione pandemica di alto livello, il 18 ottobre 2019 a New York. L’esercitazione ha illustrato le aree in cui saranno necessarie partnership pubblico-private durante la risposta a una grave pandemia, al fine di attenuare le conseguenze economiche e sociali su larga scala.

Il resto delle informazioni lo trovate sul sito citato all’indirizzo https://centerforhealthsecurity.org/our-work/tabletop-exercises/event-201-pandemic-tabletop-exercise

Naturalmente qui si tratta di valutare la tesi secondo cui la cosiddetta pandemia “Covid19” è stata organizzata perfino a livello pubblico pochi mesi prima della sua “esplosione”… Ognuno faccia le sue opportune conclusioni…

Continuando l’analisi non si può che considerare il fatto che Aster conosca bene fatti e personaggi legati al misfatto “pandemenza”. Uno di questi è senz’altro il famigerato Anthony Fauci, colui il quale spinse agli estremi le misure di “sicurezza” constringendo le attività commerciali alla chiusura. Ecco come ciò viene riportato nel film in una semplice inquadratura inserita in una scena di spostamento in auto di Joe, mentre la radio parla del numero di “contagi”. Si tratta di una scritta sulla vetrina di un negozio che lamenta la chiusura voluta da Fauci…

E adesso andiamo a una scena fondamentale, quella del supermercato. Le regole durante la pandemenza diventarono insostenibili e si arrivò al punto che l’accesso ai supermercati era consentito soltanto a chi indossasse la mascherina. All’esterno i clienti, con la mascherina indossata, dovevano fare la fila distanziati l’uno dall’altro, e dovevano aspettare il loro turno poiché all’interno del negozio era ammesso solo un numero ristretto di persone… Follia che molti di noi hanno visto subito, nonostante ciò le persone si sono adeguate, hanno ubbidito, come mostra questa scena che si chiude con l’espulsione di chi vuole entrare senza la mascherina, ancorché per motivi di salute. C’è un riferimento anche ai vari kapò, che maltrattavano anche fisicamente i clienti e alla gente che approvava e sosteneva tutto ciò, applaudendo perfino tali gesti di estrema violenza.

Ma c’è anche la dimostrazione che non tutti sono manipolati e ubbidienti: nella fila un’altra persona si toglie la mascherina, mentre sulla parete inquadrata campeggia gigantesca l’immagine del sindaco progressista, Ted Garcia (Pedro Pascal), che sostiene tutte queste misure, ipocrisia o meno non importa e che troviamo anche dentro il negozio supportando con argomentazioni risibili l’uso della mascherina. Questa scena dimostra come allora nella popolazione si creò una profonda frattura, una divisione, che relegava una parte della popolazione in una posizione davvero scomoda. Non c’erano strumenti, argomentazioni, non si credeva ai propri occhi guardando la maggior parte della gente ubbidiente a qualsiasi regola idiota… La gente che applaude quando viene buttato fuori il cliente senza mascherina è la prova che una forma di totalitarismo era già avvenuta, con il consenso delle masse, pronte ad ubbidire a qualsiasi disposizione… poco prima appunto che arrivassero i vaccini. Insomma, la gente era già pronta per la vaccinazione di massa, obbligo o meno.

E gli altri, la minoranza che tentava di resistere, poteva ben poco. Come dimostra poi la foto consolatoria del cliente Fred, con lo sceriffo, postata su Facebook, dove definisce Joe, una delle poche persone decenti rimaste a Eddington. Insomma, Aster testimonia anche il fatto che una minoranza era rimasta fin dall’inizio su posizioni completamente opposte, non aveva accettato nessuna regola, ritenendola iniqua.

E c’è anche un primissimo piano del viso dello sceriffo, in un’espressione eloquente di dolore e stupore, subito dopo la scena del supermercato. Una sensazione che ben ricordiamo, mista di impotenza, di incredulità per quello che si viveva in quei giorni…

Sentimento che prelude la scelta disperata di candidarsi sindaco, lanciando la candidatura con un altro messaggio video in rete, che descrive appunto la necessità di tornare a relazioni con i vicini improntate al cuore, piuttosto che a regole, disposizioni su un virus inesistente non solo a Eddington, Joe Cross fa peraltro riferimento al fatto che a Eddington non c’era alcun caso “covid”…

Ma andiamo ad analizzare come lo script affronta la prospettiva del candidato sindaco Ted Garcia (Pedro Pascal) che vuole a tutti i costi essere rieletto. Il motivo è presto detto, in quanto ha appoggiato la costruzione della nuova struttura, il famigerato data center. E lo vediamo ricevere in regalo un orologio da taschino, omaggio del governatore… Tutto ciò conferma che il sistema della presunta politica progressista finge di guardare all’ambiente per migliorarlo, di aumentare le risorse, ma dietro c’è soltanto la sporca speculazione di gruppi di interesse che non sono peraltro locali. Nel sistema di potere attuale, la figura del sindaco è importante per lasciare che i grossi capitali si muovano liberamente in alcuni territori per depredarli. Questi amministratori sono il peggio che si possa immaginare. Oltretutto è mostrata tutta la falsità quando Ted Garcia si fa una foto con la mascherina che non si sogna di indossare appena in privato e con il figlio cerca di salvare le apparenze poiché le sue disposizioni di lockdown sono soltanto l’ulteriore omaggio a quei vertici che le hanno adottate. A Eddington peraltro non ci sono malati di “covid”. E lui stesso parla di un fantomatico 1% di riduzione dei contagi se si indossa il bavaglio…

Quindi non siamo neanche a metà film che Aster è riuscito a elaborare una perfetta visione del mondo di oggi, laddove la tecnologia, con i post sui social, i video ecc. fa da continuo sfondo, in una sorta di azione e reazione proprio alla comunicazione collettiva. Infatti, vedremo che le registrazioni video sono utilizzate come armi per testimoniare presunte violenze nelle manifestazioni quando le forze dell’ordine intervengono.

Altri dettagli importanti di comunicazione si trovano proprio sull’auto per la campagna elettorale di Joe Cross. Non sono irrilevanti in quanto tra le foto c’è anche quella di Bill Gates, il personaggio più controverso verso il quale le cosiddette teorie della cospirazione si sono scagliate non certo per semplice antipatia, ma perché di fatto Bill Gates è un finanziatore dell’OMS e ha portato i vaccini in Africa, questo solo per limitarci a poche nefandezze del “filantropo”…

La protesta “Black Lives Matter” è ancora più ridicola e grottesca. Non c’è un nero a farla, sono tutti ragazzini bianchi che ripetono slogan tipo polizia razzista ecc. Anche in questa scena è chiaro dove la scrittura vuole andare a parare. Vale a dire un riferimento diretto alla manipolazione che si fa nelle nuove generazioni. Gli argomenti sono tanti, dalla discriminazione razziale, all’inclusione, al gender, all’ambiente. Sono i temi lanciati da George Soros che con quattro società di facciata ha creato tanti teatrini utili in ogni parte del mondo… In questo caso è fantastica la scena in cui in famiglia il padre prende per ritardato il figlio attivista bianco che si batte per cancellare la presunta supremazia della razza bianca…

Naturalmente rimandiamo a uno dei tanti articoli usciti in Italia sull’omicidio di George Floyd. Non si contestano le versioni, quanto il fatto che se fosse accaduto a una vittima di pelle bianca non sarebbe scoppiata la stessa reazione. E ciò dà la misura di come semplici fatti siano amplificati o meno dalla propaganda. Dopo i cenni all’omicidio Floyd che vedono le emotive reazioni in quel momento coevo, si passa all’apertura di un altro fatto , quello che riguarda il traffico di minorenni da parte della pedofilia internazionale… Un passo oltre probabilmente sul quale Aster non si sbilancia più di tanto, dato che raramente alcuni aspetti sono stati trattati spingendosi a nomi noti come quello di Jeffrey Epstein. Ma anche una semplice confessione delle vittime rende l’argomento davvero esplosivo di considerazioni. Visto che le fila della pedofilia internazionale sono gestite dagli stessi gruppi di potere… Ma il film non si spinge oltre… E descrive attraverso il personaggio di Vernon (Austin Butler) i vari passaggi del sistema degli abusi ai minori che passa attraverso la complicità famigliare, come in questo caso del padre. Con tanto di trauma e perdita di memoria…

Sui legami tra George Soros e Antifa ecco un video postato appena due settimane fa. Anche qui ognuno tragga le sue conclusioni sul dato di fatto che molte organizzazioni che ideologicamente issano bandiere contro fascismo ecc. perseguono obiettivi ben diversi dall’interesse reale delle nazioni come appunto si dice alla fine di questo video citato…

Arriva la svolta nello script quando Joe Cross arriva al party del sindaco con il risibile compito di eliminare il disturbo alla quiete pubblica causato dalla solita amplificazione volgare… La scena è tra le più deliranti viste nel cinema mainstream degli ultimi anni… Joe cammina in mezzo alle persone invitate, tutte che indossano la mascherina. Mentre alla tv gira il video della confessione di Louise sul fatto di non essere stata abusata da Ted… Dopo aver abbassato il volume, Joe si prende due ceffoni in faccia da Ted e poi va via senza reagire. Ma la scena assume una particolare valenza poiché seguita da un secondo primo piano del suo volto con un’espressione che ricorda quella già citata prima. Soltanto che adesso questa espressione è ancora più dolorosa e buia, anche l’immagine è quasi sfocata e velata. Certo i sentimenti esplosivi riguardano prima di tutto il fatto di aver perso la moglie scappata con Vernon, ma anche comincia a balenare tutta la parte finale che si lancia in uno scenario parossistico che poco ha a che fare con la prima metà del film del tutto lucido e con una scrittura molto coerente.

Se nell’espressione precedente percepivamo meraviglia, stupore, incredulità, adesso il plumbeo dolore sembra già portare avanti tutta la voglia schizofrenica di vendetta. Solo che questo aspetto appare del tutto gratuito, non solo per la caratterizzazione del personaggio, ma anche nei modi in cui si attua…


Tutto quello che accade dopo nel film non ha molto senso, se non per il preciso intento di dimostrare che quella Polizia razzista, violenta ecc. è proprio quella che stiamo vedendo, con Joe che in un paio di scene molto sbrigative uccide a sangue freddo prima il barbone all’interno del bar e poi Ted Garcia ed il figlio, con un gran tiro da cecchino… e incolpa e arresta per l’omicidio il collega giovane di colore Michael… incastrandolo con l’orologio da taschino rinvenuto nella sua auto… Anche se le altre prove sono piuttosto deboli…

Chiaro a questo punto che il film cade nella solita deriva propagandistica: da una parte la sinistra che in fondo può macchiarsi solo di qualche peccatuccio di corruzione, mentre la destra è proprio inguardabile, prima poi spara ed uccide… soprattutto persone appartenenti ad altre razze, non dimentichiamoci che Ted Garcia è un ispanico…

Tutta la prima parte del film viene così indebolita da una seconda parte che non si può considerare frutto di una scelta coerente o libera, ma di una sceneggiatura che non ha il coraggio di valutare le ragioni di Joe, facendolo piuttosto sprofondare in una serie di atti imperdonabili: la stessa confessione sulla presunta molestia di Ted alla moglie appare forzata!

Si può anche dire d’altra parte che Aster in fondo vuole considerare ogni aspetto della sua narrazione senza un minimo di speranza o più semplicemente un coacervo di eventi irrazionali che rappresenta l’attualità del nostro mondo… Per questo molte recensioni parleranno della follia di un paese gli Stati Uniti finito nell’abisso delle destre e di Trump… Ovviamente questo è falso. E soprattutto finisce con mettere tutto dentro lo stesso calderone per evitare la corretta valutazione di certe argomentazioni. Ci sono però tantissimi problemi per i quali una grande fetta della popolazione, che spesso non ha voce, non se la sente a cedere il passo a tutte le narrazioni bugiarde che stanno veramente portando al collasso un paese.

Ma questa situazione di confusione estrema è creata da quei gruppi di potere che non si possono più identificare con un partito politico. Questa è la prima regola se si vuole comprendere come gira il mondo oggi.

Infatti, molto più interessante il fatto che nella sua campagna elettorale Joe parlasse esplicitamente di manipolazione. Oggi le guerre “politiche” si fanno attraverso la comunicazione, attraverso immagini e video strumentali a certe narrazioni, immagini e video in grado di screditare qualunque candidato, ma soprattutto di estromettere chi si oppone al pensiero dominante. I dissidenti oggi possono essere eliminati in qualsiasi modo!


E Joe che è per giunta un rappresentante del sistema che lo sta rifiutando stava diventando un pericoloso dissidente. La sua fine è voluta anche dalla sceneggiatura del film. Una forma di eliminazione per discredito totale. In poche parole: la dimostrazione che chi si oppone al sistema è un pazzo complottista, e anche pericoloso, perché capace di compiere ogni tipo di azione violenta, laddove soprattutto rappresenta la destra (inventata da una serie di cliché come quello di “razzista”).

Ecco come il film alla fine arriva al suo obiettivo. Da una parte screditare tutte le narrazioni complottiste, in quanto portate avanti da personaggi che si rivelano poco credibili, vedi la stessa Louise o la madre, e dall’altra una sinistra progressista che spesso non si rende conto di essere manipolata come nel caso delle nuove generazioni.

Ma, c’è un ma, quando dopo aver scoperto l’omicidio di Ted Garcia e del figlio Eric, Joe Cross fa una dichiarazione pubblica molto forte. Parla della popolazione che d’ora in avanti potrà utilizzare le armi per opporsi ai crimini di ogni tipo. E questa cosa dell’uso di armi negli Stati Uniti non è semplicemente un argomento secondario. Il fatto che una popolazione sia armata spaventa le élite globaliste. Per questo sono state finanziate campagne contro l’uso delle armi, non parliamo poi dei vari false flag degli eccidi brutali compiuti da presunti pazzi assassini. False flag che servono a convincere la popolazione che le armi in possesso di “cittadini qualunque” siano pericolose…

Ebbene, dopo questa dichiarazione di Joe, l’immagine successiva è il jet con a bordo i membri Antifa, e questa sarebbe una organizzazione spontanea, quando vediamo già solo in questa scena che sono armati fino ai denti con tutte le tecnologie più avanzate e si muovono perfino con un jet…

Non è un caso tutto ciò e Aster si prende dunque la responsabilità giustissima di andare oltre le apparenze e di affermare chiaramente che quel caos/caso a Eddington verrà risolto da alcuni poteri forti, l’Antifa che entrerà in modo determinante in gioco per chiudere la partita, far fuori il sindaco Joe o meglio renderlo innocuo da tetraplegico e far sì che i programmi stabiliti continuino come prima…

Insomma, il film di Aster alla fine dice schiettamente, nonostante alcune derive, come stanno le cose nel mondo di oggi, certo la figura di Joe compie una inversione un po’ gratuita a 360 gradi, ma sarebbe stato troppo pretendere da un film mainstream rappresentare una piccola parte della popolazione semplicemente vigile e lucida, mentre la maggior parte è ingozzata con la corruzione e con la manipolazione dilagante. Non è poco attraverso un film del genere rendersi conto della situazione. Ma basterebbe anche il fatto di aver smascherato le principali forme di manipolazione e propaganda, le militanze antifasciste travestite di spontaneità, laddove ci sono sempre pericolosi squali a finanziarle… E soprattutto la dicitura quasi finale “i terroristi Antifa hanno ucciso il sindaco, l’ufficiale di Polizia, il figlio adolescente..

Ma non basta, si ascolta anche una delle ipotesi ormai più accertate (ci sono infatti decine di brevetti da alcuni anni), ovvero che i segnali elettromagnetici, come il 5g, possono interagire con le nanoparticelle lipidiche presenti nei vaccini… e iniettate nella popolazione. Una ulteriore provocazione? No, poi ribadita dal cenno ai nuovi vaccini mRNA…

Ma intanto i progetti vanno avanti come il Data Center e le pale eoliche che vediamo campeggiare in una delle ultime immagini a rovinare il paesaggio con la loro illusione di futuro benessere.

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