Bussano alla porta di M. Night Shyamalan, l’umanità disumana contro la bellezza del mondo

Giudizio del recensore:
5/5

Dalla scheda stampa la breve sinossi:
Mentre sono in vacanza in una baita isolata, una bambina e i suoi genitori vengono presi in ostaggio da quattro sconosciuti armati che chiedono alla famiglia di compiere una scelta impensabile per evitare l'apocalisse. Con un accesso limitato al mondo esterno, la famiglia deve decidere in cosa credere prima che tutto sia perduto.


Bussano alla porta di M. Night Shyamalan, l'umanità disumana che disconosce la bellezza del mondo... Quella bellezza che è esplosiva nel primo incontro bizzarro tra Leonard e Wen.

Un bosco pieno di luci, riflessi, laddove le cavallette catturate dalla bambina non serviranno certo per il nuovo standard nutritivo imposto dalle élite mondiali...

"No, state tranquille", dice Wen alle cavallette, "vi tengo nel barattolo solo un po' per studiarvi".

E intorno alla baita i boschi ed il lago sono bellissimi, lo stesso lago che vediamo in un flashback, laddove la famiglia felice si tuffa in acqua con gli indumenti addosso.

Ma l'umanità è andata troppo al di là delle regole, l'apparente sicumera nasconde invece la sfacciata assenza di spiritualità, di amore, non solo della Natura, ma di Dio. E un uomo senza Dio è capace di tutto, pensa di essere Dio lui stesso e di farsi le regole da solo...

Shyamalan intercetta frontalmente lo scontro del terzo millennio in cui le luci del transumanesimo, spesso velate da ipocriti, new age, sentimenti per un ritorno alla Natura, nascondono invece l'imperio e gli abusi di una umanità che se ne frega di qualsiasi regola naturale... E dall'altra parte, invece, coloro che per natura, per nascita, vivono nelle regole di Natura... Guarda caso la piccola Wen risponde a Leonard - interpretato in maniera fantastica da Dave Bautista, corpo enorme che mette in risalto la sproporzione delle grandezze rispetto alla piccola Wen - che non capisce l'entusiasmo di avere due papà, ma va bene lo stesso così...

Shyamalan non sta certo nascondendo la sua opinione e dove si schiera in questa lotta che secondo le visioni illuminate, ahinoi, porterà direttamente alla distruzione.

Allora, una coppia gay che adotta una bambina rappresenta  una sorta di distorsione nelle leggi di Natura... Lo sappiamo che questa visione irriterà molta critica e molti spettatori "progressisti", ma la voce "progresso", da quando l'ha capito molti anni fa Pasolini, è del tutto vuota e non coincide con "sviluppo".

E a Pasolini possiamo pensare in quella visione ormai nostalgica di una umanità sconvolta dalle cosiddette conquiste tecnologiche, che il transumanesimo vuole applicare ormai a livello del corpo. E lo stesso corpo umano invaso dalle tecnologie, ibrido, transumano, appunto è un po' l'obiettivo di queste imbecilli dottrine.

Inutile prendersi in giro, ma Bussano alla porta, parla proprio di questa mutazione e dello scontro che vediamo tra quelli che sono considerati fanatici religiosi con richiami ai comandamenti biblici e i materialisti dell'ultima ora e senza possibilità di cambiare opinione, come appunto il personaggio di Andrew, uno dei due papà, interpretato da Jonathan Groff.

Rispetto al romanzo The Cabin at the End of the World di Paul Tremblay, Shyamalan ha cambiato alcune cose basilari, come quella di insistere su questo scontro tra due umanità diverse, e laddove forse nel romanzo il personaggio di Wen diventa la vittima sacrificale...

Ben più ottimista il film che non si spinge a rappresentare la parte più splatter di un horror delle esecuzioni rituali, che poteva essere molto più estrema e rimane sul piano della meraviglia, il genere horror soprannaturale come del resto nelle passate opere.

La meraviglia è un sentimento fortissimo, lo stupore che Shyamalan vuole destare nello spettatore, sperando che anche una piccolissima porta sia aperta, al di là della fredda razionalità, ma che alla base, è solo un'arida visione delle cose.

Per questo il cinema di Shyamalan, con Bussano alla porta, conferma la sua natura di sogno ad occhi aperti, con una prospettiva desiderante che abbraccia tutta l'umanità, ancorché molti aspetti della nostra quotidianità siano difficili e contrastanti.

Su questo punto Shyamalan apre benissimo l'argomento con flashback azzeccatissimi che ci rivelano come certe decisioni derivino da vissuti dolorosi, come quello di Andrew che acquista una pistola dopo essere stato aggredito in un bar.

Anche l'omofobia è trattata con garbo, quando si vede la coppia abbandonata nella sua solitudine dai genitori che si limitano ad una visita essenziale, rifiutando in sostanza la natura omosessuale.

Nella bellezza del mondo ci possono essere molte cose, anche il dubbio, ma a volte accettare il dubbio è molto difficile.

Shyamalan, benché affronti la questione Apocalisse in modo tradizionale, guardando al suo aspeto catastrofista che tanto ha ispirato la sua cinematografia e quella di altri autori, guarda anche alla parte di redenzione e di salvezza, tanto che il  finale e il film risultano di fatto ottimisti, confidando che l'uomo alla fine sia in grado di discernere la realtà, aprendosi alle porte di una spiritualità che è il concreto risultato di una autentica evoluzione, e quindi di "salvarsi".

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