The Holdovers, come la tecnologia digitale ha ricreato il mondo degli anni settanta

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THe Holdovers

Il direttore della fotografia e operatore di macchina da presa di The Holdovers di Alexander Payne, il danese Eigil Bryld, ha rivelato alcuni dettagli sulla produzione del film ambientato nella prima metà degli anni settanta

Il momento in cui scopriamo la data esatta in cui è ambientato il nuovo film di Alexander Payne, celebre autore di SidewaysIn viaggio con Jack, è verso la fine: c’è appunto la festa di fine anno visto che i ragazzi del college già nelle prime scene parlano delle prossime vacanze lontano dal college.

Poi la festa per il nuovo anno, il 1971, avviene con i soliti stereotipi, l’annuncio televisivo con il consueto conto alla rovescia… In un certo senso nulla è cambiato da allora per quanto riguarda i riti collettivi, tra celebrazioni e brindisi vari, ma l’atmosfera è profondamente diversa.

Intanto si fuma ovunque e tutti i locali sono vistosamente avvolti da nuvole dense, tanto che anche i colori sembrano più intensi, più forti rispetto ad oggi. In più la sceneggiatura punta molto su un altro senso, sconosciuto al cinema, vale a dire l’olfatto… Il cattivo odore del professore interpretato da un eccellente Paul Giamatti è quasi onnipresente come del resto la puzza di alcol, di solito whiskey…

Ma anche la deformità fisica del protagonista, le divise degli alunni in giacca e cravatta, l’ipocrisia dei direttori di scuola che cedono alle pressioni dei clienti ricchi e potenti. Insomma, un mondo di ieri che preparava l’ulteriore balzo in avanti di oggi verso una società che è figlia di tanti orrori e già senza la tragica tecnologia invasiva del presente.

La prima dichiarazione che suscita interesse riportata da Hollywood Reporter da parte di Eigil Bryld è proprio quella che riguarda l’obiettivo non solo di ricreare una atmosfera di quegli anni, ma che addirittura sembrasse proprio un film realizzato ed uscito nei favolosi anni settanta, si fa per dire: “Voleva davvero che sembrasse, sentisse e suonasse come se fosse un film realizzato negli anni ’70”. Si può decisamente concludere che Payne ha raggiunto l’obiettivo.

Se c’è infatti una sensazione importante guardando questo film è proprio quella di interagire visivamente con un oggetto di altri tempi.

Poche sono le rivelazioni tecniche, iniziamo dall’obiettivo di 55mm per sottolineare i ritratti: “Sono stati utilizzati anche obiettivi della serie Panavision H, in particolare un obiettivo da 55 mm, per evocare l’aspetto di un ritratto vintage. Hanno davvero un senso di immediatezza e intimità”, ha affermato il direttore della fotografia riguardo alla scelta dell’obiettivo. 

“Gran parte del film è basata su questo perché il film è, in un certo senso, un sacco di ritratti. È un film su persone che sono costrette a stare insieme nell’inquadratura e non necessariamente vogliono essere nella stessa inquadratura. Hanno tutti il ​​loro ritratto. A volte sono nell’inquadratura e ci sono diverse persone nell’inquadratura, ma li ho comunque pensati come ritratti individuali all’interno di una foto di gruppo.” 

Man mano che il trio si avvicina emotivamente, il direttore della fotografia cattura le loro nascenti amicizie con la fotocamera. “A poco a poco, nel tempo, si uniscono sempre di più”, afferma Bryld. “Ed era proprio l’arco narrativo che stavamo cercando: come lo avremmo rappresentato, come lo avremmo inquadrato e dove avremmo posizionato la telecamera”.

Per quanto riguarda la scelta della mdp, si tratta proprio di una ARRI a cui è seguito un processo specifico di colorazione: “Il DP danese dietro film come In Bruges del 2008, Deep Water del 2022 e la commedia romantica No Hard Feelings di quest’anno ha testato sia l’approccio cinematografico che quello digitale e ha scelto di girare in digitale con ARRI Alexa. Ha anche creato una tabella di ricerca (una sorta di progetto per la fase di gradazione del colore) con il colorista Joe Gawler. “Ha eseguito numerosi restauri Criterion, quindi sa davvero come invecchia il negativo nel tempo. Quindi ho pensato: ‘Beh, preferirei incorporarlo”.

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