Dead Man’s Wire – Il filo del ricatto di Gus Van Sant. Come un solo individuo possa scoprire gli abusi del sistema

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Dead Man's Wire. Photo Credit Stefania Rosini/Row K Entertainment

Dead Man's Wire. Photo Credit Stefania Rosini/Row K Entertainment

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Dead Man’s Wire – Il filo del ricatto di Gus Van Sant è la dimostrazione che non ci sono regole di ribellione contro un sistema marcio. Per questo Van Sant recupera una storia dimenticata, degli anni settanta, ma guardandola in tutta la sua attualità

Ieri, negli anni settanta, la bruttezza di un sistema capitalistico abbastanza avanzato, costruito sul profitto marcio di alcune imprese.

Lì forse uno dei tanti imprenditori di turno imparava ad essere più avido, un po’ come i trafficanti di droga di Scarface di Brian De Palma. Chissà, forse non un caso che qui ad impersonare il glaciale e sgradevole boss della Meridian Mortgage sia proprio Al Pacino, del tutto sulfureo e nero in questa sua parte, che non cede di un millimetro neanche di fronte al pericolo di perdere il figlio Richard (Dacre Montgomery) diventato appunto la vittima legata a quel filo che può innescare il grilletto del fucile, come da titolo…

Gus Van Sant film una commedia al limite, laddove la cronaca – la narrazione è ispirata fedelmente a un fatto realmente accaduto negli anni settanta in USA – si trasforma nel balletto isterico del protagonista ribelle Tony Kiritsis, interpretato da Bill Skarsgård.

L’intento è quello di far riflettere sui meccanismi del capitalismo, delle grandi società che hanno soltanto l’obiettivo di speculare e guadagnare denaro sull’impoverimento sempre più minaccioso delle masse. Una popolazione che si divide tra appartenenti e diseredati. Perché qui il film dimostra che il sogno americano non esiste. Il sogno americano è solo un miraggio, una creazione della fantasia per far lavorare tutti come schiavi.

Non è una società che vuole il benessere delle persone, ma solo oltrepassare sempre quei limiti della decenza…

E qui il povero Tony cercava solo di portare a termine un business individuato, rivendere il terreno acquistato a una società che avrebbe costruito nell’area un centro commerciale.

Ma nel mare degli affari del sistema capitalistico, gli squali mangiano sempre, mentre i semplici risparmiatori o piccoli imprenditori perdono sempre alla lunga, come accadeva anche in un altro film esemplare come Wall Street.

La bellezza di questo film sta tutta nella sua sincerità, nella sua profonda ironia, anche nella chiusa, laddove gli esiti di un processo innescano comunque una reazione, quella singolare sentenza di assoluzione per incapacità di intendere e volere di Tony, anche se in verità il reale protagonista fu rinchiuso per anni in un istituto psichiatrico…

E comunque non è mancata una condivisione pubblica del malaffare, tanto che il caso ebbe risonanza e divise la popolazione con sostenitori di Tony, nonostante il ricatto…

E le immagini di repertorio nei titoli di coda, dimostrano anche che tra realtà e finzione del cinema non c’è poi tanta differenza, la realtà supera spesso l’immaginazione del cinema. Quelle immagini “reali” sono anche esse goffe, buffe, proprio come poi le ha ripensate Van Sant nella sua elegante rielaborazione surreale parossistica… Ma appunto, non c’è esagerazione, la realtà era proprio così…

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