Nuovi immaginari possibili? Prima occorre ripulirsi dalla dissonanza cognitiva creata dalla propaganda di regime!

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François Truffaut

Nelle ultime decadi il cinema non è andato da nessuna parte, l’involuzione come attività umana creativa è più appariscente rispetto a pochi casi… ancora lucidi!

Quando si parlava di cinema qualche anno fa c’era ancora la voglia, anzi diciamo pure la gioia di un gioco per bambini… Del resto la poetica di filmografie come quella felliniana dimostra che c’era la volontà perlomeno di esplorare l’immaginario, quello stesso immaginario prodotto da un certo vissuto che nel caso di Fellini, ma anche per altri autori coevi, corrispondeva a un percorso individuale ed insieme collettivo.

Insomma, la vera strategia del cinema di qualche decade fa era semplicemente quello che diceva anche Truffaut, ovvero che ogni autore ha una sua visione del mondo da condividere e questo certo bastava per produrre un film. Con tutta la fatica necessaria, ma spesso anche con quella libertà che oggi è molto più rara.

Quando parlo di “libertà” non intendo riferirmi ai mezzi economici, certo questi contavano ed erano spesso limitanti, quando le produzioni badavano più al botteghino (come si diceva una volta).

Ma il punto più grave è che questa libertà “innocente” si è persa seguendo mode, protocolli, moduli narrativi ripetuti senza sorprese rilevanti, personaggi “politicamente corretti”, militanze più o meno convinte, fondate però sulla propaganda di regime, messa in scena senza fantasia, mancanza di approfondimento di certi personaggi… Insomma, questi dettagli potrebbero continuare a lungo…

Ma il fatto rilevante è che questi dettagli derivano da una visione del mondo eterodiretta. Vale a dire che nessun autore parla più di un “suo” mondo appartenente solo a lui stesso. Si tratta il 99 per cento delle volte di una versione già conosciuta.

Quando ci si chiede dov’è l’originalità nelle prove di esordienti, beh, è chiaro che non esiste da nessuna parte.

Per questo con Makemovies mi sforzo di cercare qualsiasi opera anche bruttina, ma che racconti degli immaginari diversi. Angelo Duro avrà fatto un film abbastanza convenzionale dal punto di vista estetico, ma rappresenta un’eccezione nel racconto proprio di un vissuto, quello di cui parlavamo sopra. Finalmente qualcuno che ci racconta la sua visione, che fatalmente in questo caso si scontra con una visione collettiva condivisa del “politicamente corretto”.

Il punto non è neanche il contenuto del “politicamente corretto”, ma chiedersi come mai si possa anche dire che Duro sia pesante con certe battute quando il novanta per cento della commedia italiana degli anni sessanta, settanta ed ottanta conteneva battute ben più “pesanti”…

Ma la cosa grave è che il politicamente corretto va a braccetto con certe agende, dal femminismo per cui siamo arrivati a cambiare le leggi per stabilire che l’uccisione di una donna è più grave di quella di un uomo… che i figli sono dello Stato, ma quando sono nel ventre materno non hanno alcun diritto… Che l’educazione sessuale corrisponde all’integrazione della dottrina fluid gender e finanche della pedofilia…

Tutto questo va prima di tutto detto, urlato, perché si rischia sempre la confusione delle opinioni.

Torniamo dunque all’amato cinema per renderci conto che tutti questi argomenti si traducono in immaginari molto ristretti. Lo sentiamo anche intuitivamente che la libertà di espressione è diminuita, non fosse la onnipresente censura anche sui social.

Il cinema di oggi è soprattutto fondato sulla condivisione della violenza di ogni tipo, al di fuori di una necessità narrativa.

Un caso limite lo abbiamo visto con il cinema di Bonifacio Angius… Sì, molto violento, ma anche agganciato a una necessità espressiva. Difficile valutare dunque all’interno di trame di tutti i tipi, l’insorgere della brutalità gratuita… Un altro esempio chiarissimo è costituito dal notevole Train Dreams… L’ottima recensione di Enrico Bulleri fa già intendere che siamo di fronte a un’opera rara che sa unire la storia famigliare con quella collettiva. I sogni del treno, appunto, quali erano? Quelli di una civiltà nuova… Ma che si rivela in tutta la sua miope arroganza, quando abbatte gli alberi, deturpando il territorio e privandolo di quella armonia della Natura di cui l’umanità dovrebbe far parte. E invece, come dice perfettamente in una battuta il personaggio interpretato da Macy, “siamo come bambini che giochiamo con i bulloni di una ruota panoramica”… senza capire le conseguenze delle nostre azioni…

Train Dreams parla del mistero di questa presunta civiltà che però aggiunge solo sciagure. La storia famigliare è solo un contorno, un pretesto…

Stessa cosa fa Ari Aster con Eddington. Tutte le critiche si sono subito prodigate ad affermare la condizione attuale di un paese, gli USA, allo sbando, senza capire che quella condizione è generale, vale per l’umanità intera, o almeno quella che manifesta i sintomi di una totale dissonanza cognitiva. E Aster lo dice subito, nella prima scena quando fa vedere le forze dell’ordine che seguono i protocolli covid… indossando le mascherine per una falsa pandemia. Più chiaro di così…

Ecco, è questo il cinema che vogliamo, che registra la parte più autentica di un sentimento e non che fa da eco alle trombe della propaganda.

Alcuni ci sono tristemente caduti come il terrificante documentario su Bergamo… ai tempi del covid… (Le mura di Bergamo di Stefano Savona). In questi casi un peccato che alcuni autori siano scivolati nelle spire della propaganda. In buona fede, anche.

Chiaro che, senza alcune consapevolezze, gli autori di cinema seguiranno le mode mainstream oppure, ancora peggio, difenderanno a spada tratta il pensiero unico. Si renderanno complici degli stessi misfatti che ogni giorno compie la cosiddetta informazione eterodiretta dai soliti poteri.

Cosa dovrebbero fare tanti autori oggi? Prima di tutto svincolarsi dal mainstream, dalla narrazione falsa del mondo, quanto meno cercando di scoprire direttamente i fatti, magari con un lavoro di informazione che abbracci anche il pensiero dissidente…

Non è quello che ha fatto Sandro Torella con i “malati” di Alzheimer in Discesa libera? Laddove basta cambiare il punto di vista “unico”, per sorprenderci anche di fronte ad un argomento che è stato affrontato in altre sedi…

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