May December, di Todd Haynes, tutta colpa del moralismo…

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May December

Todd Haynes con May December cerca di sposare un punto di vista femminile, ma di fatto vien fuori una storia con un immaginario denso di fratture e ferite da ricomporre

Da Cannes 2023 arriva un’altra opera che affronta la sessualità femminile, così come abbiamo appena visto con il film di Catherine Breillat, La dernier été… Addirittura le storie un po’ potrebbero incrociarsi per quel che riguarda l’avventura erotica tra una donna un po’ agée e un ragazzo non ancora ventenne, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un ragazzino della scuola media…

Cosa sta succedendo? Niente di così grave… Ma, mentre Breillat sposa un punto di vista riconoscibile che si fa anche problema di morale, di valori famigliari da salvare, di opportunismo, ecc. Qui invece Haynes con due protagoniste come Julianne Moore che interpreta l’amante che ha scelto il ragazzino e la perversa Natalie Portman che sembra infine godere nel rotolarsi tra una fantasia erotica e l’altra, non arriva a nessun traguardo di rilievo, tranne la solita fuffa del “controverso”, ecc. ecc…

Un film decisamente scomposto che il “nostro” sindacato (ma di fatto chi decide tra il centinaio di critici in tutta Italia il film della critica?) ha deciso di nominare e segnalare…

La motivazione è la seguente:
Tra segreti e bugie, realtà e finzione, amori e tradimenti, passati ingombranti e presenti instabili, Todd Haynes traccia una sfida tutta al femminile, che riflette un dramma intenso e ambiguo, in un gioco morbosamente intrigante di specchi e sovrapposizioni, tra una donna dal passato ritenuto scandaloso e una famosa attrice che deve interpretarla in un prossimo film. Moore e Portman al meglio in una tensione sospesa, dove il meccanismo dell’immedesimazione mostra il suo ruolo perverso.

Francamente la perversione non è un valore aggiunto per la cinematografia mondiale, dal momento che semmai individua una crisi, una mancanza, o se vogliamo proprio essere didascalici andate a vedere le tesi psicanalitiche di Freud sulle questioni… che peraltro sono molto pertinenti in questa storia e pure accennate…

C’è anche un serpente, buttato lì a mo’ di suggestione peccaminosa…

Ma tutto il film più che altro lascia un senso di vuoto pneumatico, drammatico e sentimentale, molto più intenso, come se tutti i personaggi fossero infine stritolati in qualche tipo di ingranaggio. E questo senz’altro è l’elemento che va segnalato.

E non a caso, solo l’ex marito di Gracie (Moore) dichiara di essere felice… dopo lo scandalo, dimostrando di essere il personaggio più equilibrato.

Ora questa idea che il cinema debba mostrare personaggi eccessivi per essere apprezzato è del tutto fuorviante. Del resto la Breillat con le stesse tematiche fa un film molto più interessante, non certo parlando di scandali o attrici, set, e quant’altro.

Mentre Haynes ci regala qui solamente qualche bagliore di verità quando le due attrici si fronteggiano specchiandosi, ravvicinate, e lì si intuisce che il confine tra personaggi, interpreti, si assottiglia in una sorta di labirinto di specchi. Alla prossima!

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